Monthly Archives: March 2012

Comprimiamo al massimo i qcow2

Ecco un breve tutorial per comprimere al massimo le imamgini qcow2.

Le fasi principali necessarie sono:

  1. Montare il filesystem in read-only oppure attivare il device sull’host
  2. Eseguire zerofree
  3. Ricomprimere l’immagine

I requisiti sono:

  1. zerofree (http://intgat.tigress.co.uk/rmy/uml/index.html oppure yum install zerofree)
  2. qemu-img (disponibili dal pacchetto qemu)

Opzionalmente

  • qemu-nbd (disponibili dal pacchetto qemu)
  • Modulo del kernel nbd

Il principio di funzionamento di zerofree sta nel sovrascrivere con zero tutti i blocchi del filesystem non utilizzati, così che si possa sfruttare al meglio la funzionalità compress del formato qcow2. Per maggiori dettagli vi rimando al stito di zerofree (http://intgat.tigress.co.uk/rmy/uml/index.html) e qcow2 (http://people.gnome.org/~markmc/qcow-image-format.html).

Per utilizzare zerofree su un immagine qcow2 esistente si possono applicare due soluzioni:

  1. Eseguire zerofree all’interno del guest. Questo richiede che il filesystem su cui si vuole operare sia in read-only e che all’interno del guest sia disponibile il programma zerofree.
    Per rimontare un filesystem in read-only normalmente è sufficiente, avendo un accesso locale alla VM e non via SSH, entrare nel runlevel 1 (init 1) ed eseguire il comando

    mount -o remount,ro /
  2. Eseguire zerofree dall’host. Le immagini qcow2 non possono essere montate direttamente nell’host tramite un offset di mount o tramite kpartx; per questo motivo ci server il supporto al Network Block Device alias nbd. Ha come vantaggio la possibilità di eseguire tutto dall’host senza avviare le VM e che è necessario avere il comando zerofree solo sull’host.

Nello specifico utilizzeremo la soluzione numero 2.
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Conversione VM RHEL5 da IDE a VirtIO

Recentemente ho avuto necessità di convertire una macchina virtuale KVM con Red Hat Enterprise 5.7 installata originariamente con emulazione IDE al più performante layer di I/O VirtIO.

Il kernel di RHEL5 (e derivate) per quanto vecchiotto supporta già VirtIO sia per i dischi, per la rete che genericamente per PCI e channels.

Per prima cosa, a macchina avviata ancora in modalità IDE è necessario aggiornare l’initrd inserendo il supporto ai moduli virtio desiderati. Ricordarsi di inserire virtio_blk per lo storage, altrimenti la VM modificata non sarà in grado di eseguire il boot su un disco VirtIO.

Da root eseguire il comando:

mkinitrd --with virtio_pci --with virtio_blk --with virtio_net --with virtio_balloon --with virtio_console --with virtio -f /boot/initrd-$(uname -r).img $(uname -r )

Una volta fermata la macchina, tramite virsh o la gui virt-install sarà sufficiente rimuovere il disco IDE e il controller e ri-aggiungere il disco selezionando come modalità virtio.

Se l’installazione di RHEL5 utilizza, come è di default, le LABEL (oppure un UUID) per identificare le partizioni dei dischi la macchina è pronta per essere utilizzata, basta semplicemente avviarla.
Se grub o l’fstab utilizzassero i nomi de devices (es. hda2) essi andranno modificati secondo lo standard vd (es. hda[n] -> vda[n], hdb -> vdb ecc…)